La rivista Cinema 60 Nosferatu
 
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anno L

n.301

In questo numero:

 

Editoriale
Il canone sbagliato (Mino Argentieri)

Prima fila

"Videocracy" (Federico Govoni)

"Il grande sogno" (Roberto Chiesi)

"Antichrist" (Tina Porcelli)

"Le ombre rosse" (Franco La Magna, Angelo Pizzuto)

"Vincere" (Roberto Chiesi)

Angolazioni

Da Walt Disney a John Lasseter (Claudio Bertieri)

Kieslowski e il passe-partout della metafisica (Alessandra Cataneo)

Andrej Tarkovskij: la cattedrale e il vulcano (Paolo Landi, Paolo Lago)

Memoria del cinema

L'Istituto Luce nella guerra civile spagnola (Felix Monguilot Benzal)

Mandarà, un costruttore di televisione (Ivano Cipriani)

Saltava in alto (Gian Paolo Testa)

Il caro amico del club Bolchi (Valnea Curatolo Federighi)

Il romanzo di uno smacco (Mino Argentieri)

Cinema e teatro

Per Tullio Kezich e Nanda Pivano (Angelo Pizzuto)

Mostre, rassegne e festival

Festival di Salonicco: svetta Anghelopoulos (Umberto Rossi)

Cannes in poche parole (u. r.)

Punti di vista a confronto (a cura di Tania Patrini)

Occhio Critico

Miscellanea

Contro video (Monitor)

Indicatore librario (a cura di Angelo Salvatori)

 

 

 

 
 


LA NOSTRA STORIA

La storia della rivista Cinemasessanta, è lunga quaranta anni. L'avventura comincia nel 1959 quando un gruppo di giovani, che già scrivevano di cinema e si occupavano di cineclub, Mino Argentieri, Lorenzo Quaglietti, Spartaco Cilento, Giovanni Vento e Tommaso Chiaretti, incontrano un piccolo e coraggioso editore toscano Giorgio Landi e poco dopo presentano alla Mostra del Cinema di Venezia un dépliant con l'annuncio della prossima uscita della rivista. Che infatti esce a distanza di qualche mese, nel luglio del 1960, mentre l'Italia è in subbuglio, la polizia ammazza i dimostranti e le piazze sono in ebollizione. Cinemassessanta porta così nel titolo il suo anno di nascita, ma anche la memoria di un tempo contrassegnato da grandi slanci ideali e da fecondità creative.
Nel frattempo si era aggiunto al gruppo un altro piccolo editore, Beniamo Carucci, che restò fino al 1967, quando cedette la proprietà della rivista alla neonata Biblioteca Umberto Barbaro che con grande coraggio si addossò le responsabilità editoriali fino al 1970. A Carucci subentrarono gli Editori Riuniti che portarono tutti i vantaggi di una casa editrice medio-alta (diffusione, abbandonamenti, ecc.), ma che, al tempo stesso, fecero lievitare i costi industriali (correttori, segreteria, ecc.) che non facevano parte né del costume, né delle possibilità di Cinemassessanta da sempre abituata a un lavoro di tipo artigianale. La gestione della rivista era rimasta nelle mani del suo gruppo promotore e quando gli Editori Riuniti si appellarono al Partito Comunista per il ripianamento dei debiti -come era nella prassi di quella casa editrice- il Partito dette risposta negativa. Fu così necessario cercare altro editore e si passò ad altre esperienze: con Tullio Pironti a Napoli, l'Ediesse (editrice sindacale della Cgil) e la Rsb a Roma.
Finalmente, nel 1991, c'è stato l'incontro con l'editore Gianfranco Arciero, della Nuova Arnica Editrice.

Dal 2006, la fiaccola è passata in mano a Franco Arcidiaco, della casa editrice Città del Sole.


 

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