La rivista Cinema 60 Nosferatu
 
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anno L

n.301

In questo numero:

 

Editoriale
Il canone sbagliato (Mino Argentieri)

Prima fila

"Videocracy" (Federico Govoni)

"Il grande sogno" (Roberto Chiesi)

"Antichrist" (Tina Porcelli)

"Le ombre rosse" (Franco La Magna, Angelo Pizzuto)

"Vincere" (Roberto Chiesi)

Angolazioni

Da Walt Disney a John Lasseter (Claudio Bertieri)

Kieslowski e il passe-partout della metafisica (Alessandra Cataneo)

Andrej Tarkovskij: la cattedrale e il vulcano (Paolo Landi, Paolo Lago)

Memoria del cinema

L'Istituto Luce nella guerra civile spagnola (Felix Monguilot Benzal)

Mandarà, un costruttore di televisione (Ivano Cipriani)

Saltava in alto (Gian Paolo Testa)

Il caro amico del club Bolchi (Valnea Curatolo Federighi)

Il romanzo di uno smacco (Mino Argentieri)

Cinema e teatro

Per Tullio Kezich e Nanda Pivano (Angelo Pizzuto)

Mostre, rassegne e festival

Festival di Salonicco: svetta Anghelopoulos (Umberto Rossi)

Cannes in poche parole (u. r.)

Punti di vista a confronto (a cura di Tania Patrini)

Occhio Critico

Miscellanea

Contro video (Monitor)

Indicatore librario (a cura di Angelo Salvatori)

 

 

 

 
 

VEDERE L'AUDIOVISIVO

Il discorso sull'audiovisivo, ovvero sulla televisione e sugli altri canali di comunicazione a questa similari o riferibili, Cinemasessanta l'ha sempre affrontato con particolare attenzione, nonostante negli anni sessanta l'intreccio tra cinema e tv fosse modesto. Nondimeno fu dedicato alla televisione un certo numero di pagine. Terzo canale - all'epoca i canali della televisione erano soltanto due - nacque praticamente con la rivista. Era qualcosa di più di una rubrica di recensioni televisive, piuttosto una specie di supplemento interno di cui si occupava in modo particolare Ivano Cipriani, che fu sospeso quando nel 1964 nacque una rivista specifica, Televisione, verso la quale emigrarono quasi tutti i collaboratori di Terzo canale. Ma Televisione resse appena due anni, Cinemasessanta, molto tempo dopo, nel 1983, ripristinò una rubrica televisiva, Piccolo schermo, che nel 1995 è stata sostituita da Controvideo.
Oggi la rivista non dimentica di seguire gli eventi più significativi della tv e la riflessione critica, e in parte sociologica su questi, è sempre presente con interventi saggistici che mirano ad analisi e approfondimenti di merito. Si potrebbe dire che in Cinemasessanta ci sono stati ritardi nella valutazione dei nuovi fenomeni mediatici, ma così non è. La rivista se n'è occupata e se ne occupa nonostante il clima e le tendenze generali. Il profondo cambiamento, nella natura e qualità dei programmi, verificatosi tra gli anni sessanta e gli anni ottanta-novanta, ha gradualmente reso sterile, cronachistica e priva di prospettive quella critica che dominò invece, ricca di idee e di proposte, il primo decennio dopo la nascita della tv in Italia. Le Università orientano i giovani soprattutto verso i problemi e le analisi di carattere strettamente sociologico (l'audience, gli effetti, l'agenda, ecc.) e verso le questioni politiche, gestionali, tecnologiche, dimenticando i grandi temi di carattere culturale. Il riferimento base sono i processi industriali e commerciali dei media e non la ricaduta dei loro messaggi sulla pubblica opinione e sulle coscienze individuali. Cinemasessanta ha cercato e cerca di opporsi a questo andazzo, pur nella consapevolezza di muoversi controcorrente, a 360 gradi.


 

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